Lettera al Presidente del Senato sulla strage del Moby Prince

MOBY PRINCELa scorsa settimana ho scritto una lettera al Presidente del Senato per chiedergli di inserire la strage del Moby Prince, di cui domani ricorre il ventiduesimo anniversario, tra gli eventi su cui potrebbe essere chiamata a lavorare la Commissione d’indagine parlamentare sulle stragi la cui istituzione è stata auspicata dallo stesso Presidente Grasso nel suo discorso d’insediamento.” Lo dichiara Marco Filippi, senatore del PD. “Si tratta di una strage per lo più dimenticata, di cui si sa pochissimo e la conoscenza della verità dei fatti sembra ancora molto lontana. Vi sono stati dei processi ma sulla vicenda sono rimasti aperti molti interrogativi, a cui credo possa provare a dare qualche risposta solo una indagine svolta dal Parlamento: un inchiesta capace di rileggere compiutamente tutte le diverse fasi di una collisione, quella tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzi, che ha causato la morte di 140 persone, delle successive operazioni di soccorso, nonché delle indagini e dei tentativi di depistarle. Nella lettera ho anche elencato alcuni dei punti sui quali sarebbe opportuno approfondire le conoscenze:
- la reale posizione e rotta della petroliera, su cui ancora oggi non vi sono certezze anche per la mancata acquisizione di alcuni dati;
- la presenza o meno della nebbia nella zona della collisione: avvalorata da numerose testimonianze e dal racconto “de relato” dell’unico sopravvissuto del Moby Prince, ma apparentemente smentita dalle acquisizioni documentali;
- il motivo per il quale la petroliera lanciò l’allarme per una collisione con una bettolina e non con una nave ben diversa per stazza come la Moby Prince, causando così forse anche un qualche ritardo nella ricerca della nave traghetto e nei successivi soccorsi;
- alcuni strani comportamenti nella macchina dei soccorsi che possono aver comportato gravissimi ritardi nell’individuare il Moby Prince;
- la presenza e l’attività di navi militari sia italiane che statunitensi nel porto e nella zona dell’incidente, su cui non è mai stata fornita piena e puntuale documentazione.
In vicende di questo tipo, i gravi incidenti sul lavoro (e il traghetto era il luogo di lavoro dei marittimi) il primo soggetto da indagare dovrebbe essere il datore di lavoro e i dirigenti aziendali, in questo caso mai il vero armatore è stato indagato o imputati, eppure negli atti sono eclatanti le manchevolezze e i malfunzionamenti del traghetto. E’ stato appurato che il relitto del Moby Prince, pur essendo sotto la custodia dell’autorità giudiziaria, in diverse occasioni è stato oggetto di plateali manomissioni riconducibili a personale della società armatrice Navarma (oggi Moby Lines). Sulla base di tutti questi elementi sono convinto in un positivo accoglimento della mia richiesta, anche grazie al prezioso lavoro svolto in questi anni dai parenti delle vittime.”