Ciao Vittorio

vittorio cioniLa scomparsa di Vittorio Cioni segna, dal mio personale punto di vista, quasi una sorta di spartiacque con una generazione della politica livornese. È come il venire meno di un ponte,  un collegamento immaginario con le generazioni che ho conosciuto all’inizio della mia attività politica. E infatti Vittorio ho avuto il privilegio di conoscerlo da Segretario della Camera del Lavoro, io giovane delegato degli elettrici e lui al vertice della struttura confederale. Erano i tormentati ultimi anni ottanta e la città incominciava ad entrare in una spirale di crisi che ebbe poi con i decreti Prandini il massimo livello di tensione, ma in realtà era un modello di sviluppo fondato sulle partecipazioni statali e sulla riserva della manodopera portuale a venire meno…come non sfuggiva nelle riflessioni di Vittorio di allora. Conservo di quegli anni delle immagini e delle situazioni indimenticabili, fatte di grande afflato e condivisione nella ricerca, da parte di Vittorio, sempre della massima unità sindacale tanto al proprio interno quanto con le altre confederazioni. Iniziarono di li a breve invece anni di divisioni all’interno della politica, specie a sinistra, con il crollo del muro di Berlino e con la svolta di Occhetto. Vittorio contrastò quella scelta, ne fu un valido oppositore, ma non smarrì mai un sentimento di profonda unità che lo legava al suo modo di essere assolutamente organico al partito. Finito il mandato da segretario della CGIL divenne consigliere regionale e da li quasi inevitabilmente capogruppo confermando le sue straordinarie doti di ascolto, di voglia di confronto, di infaticabile e generoso lavoratore della politica. Il rispetto per l’altro certo, ma più di ogni cosa mi verrebbe da dire, mutuando un termine calcistico, l’attaccamento alla maglia. I suoi giudizi più severi in ambito privato, divenivano oggetto di lotta politica senza mai sconfinare nell’attacco personale ma inquadrando sempre ogni vicenda nella dimensione propria del contesto politico. Con la fine del suo mandato in regione venne meno, per molto tempo un suo impegno diretto ai massimi livelli istituzionali, anche se non è mai mancato un suo interessamento e il suo personale contributo al dibattito interno al partito, rivestendone ruoli di primo piano anche a livello regionale.
vittoriocioniNegli ultimi anni quando gli fu chiesto di assumere l’incarico prima di segretario e poi di Presidente dell’ANPI, ebbe modo ancora una volta modo di segnare, con l’originalità del suo pensiero e l’innovazione nella pratica dell’attività di quella associazione, un suo carattere distintivo nel fare da ogni contesto, fosse quello sindacale, istituzionale o associativo, politica nel senso più nobile e alto del termine. Vittorio non era uomo di compromessi, forse neppure con se stesso, ma è stato indubbiamente un uomo rispettato e apprezzato dagli avversari interni ed esterni al suo partito e un uomo amato e seguito da coloro che ne hanno condiviso il suo modo peculiare di fare politica. Con Vittorio muore un riferimento prezioso di una parte della sinistra in città, quella parte che ha sempre fatto della partecipazione e delle scelte condivise con metodo democratico la propria cifra distintiva della propria appartenenza politica. Alla figlia Valeria, che ha avuto in questi anni già significativi tormenti e dolori, al figlio Marco e alla moglie, va il mio pensiero di affetto più commosso.
Marco