COMMENTO AL TERZO MESE DELLA XVII’ LEGISLATURA

newsCarissime e Carissimi, freschi del successo elettorale nelle recenti elezioni amministrative, un "cappotto" fuori stagione, che ci riscalda comunque un poco il cuore dopo l'insuccesso delle politiche e dopo il brutto avvio di questa legislatura, il Parlamento entra nel vivo dei propri lavori.
Il test delle amministrative consolida la compagine di Governo e rafforza in esso il ruolo della nostra forza politica, come baricentrico fattore di stabilizzazione. Sicuramente queste elezioni hanno segnato la fine della seconda repubblica così come l'abbiamo conosciuta, resta in campo un solo partito tradizionale, il PD, sopratutto perché ha saputo attingere al suo più grande patrimonio: amministratori e quadri locali preparati e competenti che hanno saputo proporsi come forza credibile ed innovativa per il governo delle città. Se non fosse per la crisi, che perdura e per la quale non si riescono ancora a intravedere soluzioni adeguate, potremmo dire che l'avventura inizia adesso. In realtà, la situazione risulta ancora in alto mare, nonostante l'impegno profuso per l'avvio. Sono stati intanto varati i primi provvedimenti urgenti: dallo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione, costituiti dai 40 miliardi di euro nei prossimi due anni, al decreto emergenze, che assegna, oltre un miliardo per le zone terremotate dell'Emilia e dell'Abruzzo; dal decreto che stanzia un altro miliardo per lavoratori esodati e cassaintegrati, anche se sullo sfondo incombe il nodo dell'IMU e dell'IVA di cui se ne prevede intanto solo una sospensione e una posticipazione, al decreto che il Governo si accinge a varare per lavorare insieme al Parlamento alle riforme costituzionali. Su questo ultimo punto le modalità intraprese e gli obiettivi sottesi non mi appaiono del tutto convincenti. La temporalizzazione entro cui si devono realizzare le riforme sembra piú una forma di assicurazione sulla vita del Governo, una sorta di tregua a tempo, che la necessità di definire un compiuto cronoprogramma. Così pure il progetto di Presidenzialismo o Semi Presidenzialismo costituiscono al momento più un pregiudizio sulla reale possibilità di portare a compimento questa riforma che non una delle naturali possibilità in gioco. Le esperienze del passato al riguardo ci insegnano che quando si deve mettere mano alle riforme Costituzionali è bene farlo per poche e circoscritte questioni su cui è riscontrabile un giudizio diffuso del corpo elettorale. Cercando di spiegarmi meglio: naturale sarebbe un lavoro rivolto essenzialmente alla riduzione del numero dei parlamentari, al superamento del bicameralismo, prevedendo al massimo l'istituzione del senato _MG_5334delle regioni con i componenti delle stesse. A questo potrebbe essere conseguente aggiunta anche la soppressione delle province e l'accorpamento dei piccoli comuni fino a 5.000 abitanti. Per il resto si potrebbe procedere all'attuazione degli articoli 39 e 49 della costituzione per la riduzione dei costi della politica e la trasparenza della vita democratica di partiti e sindacati, come del resto il ddl del governo sul 2 per mille di possibile devoluzione ai partiti lascerebbe intendere. Da qui a prefigurare la possibilità di un cambiamento dell'assetto di governo dello Stato, in funzione di un supposto regime semipresidenziale o presidenziale il passo mi sembra un po'azzardato. Ció in ragione essenzialmente di due elementi: il nostro Paese dispone di una struttura statale debole e priva dei naturali poteri di bilanciamento e di poteri terzi come dispongono invece gli stati che sono dotati di quei regimi istituzionali, ma pesa anche la mancanza di un mandato forte da parte degli elettori e così tutta la riforma rimarrebbe in attesa delle procedure previste dell'articolo 138, che ne prevede la ratifica in un referendum confermativo. Ma il vero problema di questo governo e del Paese più delle riforme sono il suo rapporto con l'U.E. e con le banche. Ed è proprio invece dagli esiti di questi confronti che credo dipenderà la durata e il giudizio su questo Governo da parte degli italiani. Come cioè riuscirà ad allentare il patto di stabilità per intraprendere azioni anticicliche alla attuale fase economica recessiva, rilanciando occupazione e investimenti e conseguentemente come riuscirà ad allentare la morsa della stretta creditizia delle banche nei confronti delle imprese e delle famiglie, ridotte ormai allo stremo. Probabilmente il peggio non sta alle nostre spalle, come ogni volta ci ricordano gli istituti finanziari internazionali, correggendo ogni volta al ribasso le nostre non già rosee previsioni. E se a Settembre non avremo legna in cascina sarà duro attraversare un inverno che si avverte particolarmente difficile dal punto di vista della crisi anche sociale nel Paese. Le immagini di Terni le abbiamo viste e commentate tutti. Non avviare a soluzione questa crisi potrà voler dire anche rischiare di veder ripetere quelle immagini, vedere cioè purtroppo evolvere una crisi occupazionale in una profonda crisi sociale.