“Lupi tiri fuori il piano aeroporti dal cassetto. Discutiamo su basi chiare.”

filippivototelecomLe notizie sullo sviluppo infrastrutturale e societario degli aeroporti di Pisa e di Firenze rinnovano una polemica che rischia di essere distruttiva per la Toscana e che, invece, sembrava essere non solo sopita, ma anche risolta dall’azione di Governo svolta in questi anni dalla Regione. Il rischio è quello, al netto di un danno di immagine già in parte determinato, di compromettere anche lo sviluppo armonico di entrambi gli scali e del territorio su cui insistono. La rappresentazione che se ne è data, di improbabili padrinaggi e  di inverosimili campanilsmi, aspetti desueti e anacronistici che ormai sarebbero dovuti essere consegnati al passato, è la manifestazione di una volontà tesa spesso ad alterare la realtà con metodi e strumenti surrettizi. Ancora una volta si assiste ad un gioco stucchevole tra enti, istituzioni e  addetti ai lavori, che avrebbero ed hanno a disposizione altri metodi e strumenti per intavolare relazioni con cui dirimere controversie.  Invece si gioca su piste che si vogliono improvvisamente più lunghe o su terminologie lessicali destinate a definire classificazioni con cui pregiudicare funzioni detereminanti per lo sviluppo futuro degli scali.  Il punto centrale della questione è costituito dal fatto che esiste da anni uno strumento di pianificazione denominato appunto “Piano degli Aeroporti”, ma che in spregio ad ogni logica di seria politica di pianificazione, è tenuto e custodito gelosamente nei cassetti ministeriali. Un documento frutto di un studio finanziato dal Parlamento nel lontano 2006 su richiesta dell’allora Governo nel corso della finanziaria 2007, che commissionava per il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e per l’ENAC, a tre blasonate società di studi, una corposa analisi delle situazioni che interessavano i principali scali aeroportuali nazionali e dei conseguenti piani di fattibilità. In tutti questi anni abbiamo reclamato con vivaci proteste, affinché fossero consegnati, in attesa dello strumento di piano, almeno gli studi che lo hanno areoportisupportato. Non abbiamo mai ricevuto né l’uno e né l’altro. Così avviene che  l’ENAC, o il Ministero o i due enti insieme, trattino con gli scali interessati e con gli enti deputati alla loro pianificazione, su basi e su termini che, non risultando fissati in idonei strumenti di pianificazione approvati dalle istituzioni deputate, si prestano inevitabilmente se non ad applicazioni discrezionali, di certo a più facili modifiche a seconda del momento politico in cui vengono fatte. È una pratica questa che non ci può appartenere, tanto più in questa fase politica, e che il Partito Democratico non può essere disponibile a tollerare oltre. Per questo richiederemo con forza, in maniera energica e vibrante, al Ministro Lupi di consegnare definitivamente le carte alle competenti commissioni parlamentari, non tanto per appurare quale sia l’ultima verità scritta, ma per appurare quanto lo strumento di piano si discosti dallo studio iniziale e per conoscerne l’eventuali motivazioni. Non c’è alternativa alla trasparenza e alla veridicità degli elementi su cui si poggia una pianificazione degli scali che, per essere realmente ineludibile come rivendicato da più parti, deve fondarsi su presupposti e su dati certi e verificabili da tutti.