Le infrastrutture contenute nella finanziaria tra luci ed ombre

senatotvINTERVENTO AULA SULLA FIDUCIA ALLA LEGGE DI STABILITÀ PER L’ANNO 2014 SENATO 26112013 – Grazie Presidente, Rappresentanti del Governo, Onorevoli Colleghi, Affronterò per ragioni di economia di tempo, esclusivamente, le principali questioni inerenti le Infrastrutture  contenute nella la legge di stabilità in approvazione oggi in aula al Senato. Non voglio però esimermi dalle questioni non contenute e purtroppo non assunte neppure con le proposte emendative presentate e per le quali ritengo ancora un volta è stata persa un’occasione…  Una legge di stabilità quindi che, sotto il profilo delle risorse destinate agli investimenti, presenta luci ed ombre in ogni caso significative. Dico subito che, se le manovre finanziarie degli ultimi venti anni avessero avuto l’impianto contenuto in questa legge di stabilità, probabilmente il paese non si troverebbe, almeno dal punto di vista infratsrutturale, nelle condizioni in cui si trova oggi, con un deficit infrastrutturale significativo e con la mancanza di una strategia delle priorità chiara e condivisa. Il merito di questa impostazione risiede in alcuni capisaldi che danno una convincente fisionomia al provvedimento in materia di interventi infrastrutturali. A partire da una rinnovata attenzione alla cura e alla manutenzione viaria e ferroviaria. Si riprende il filo di un discorso, interrotto molto anni fa e che avrà il suo valore nella misura in cui sarà perseverato nel tempo e nella misura in cui gli interventi effettuati saranno oggetto di trasparenza e tracciabilità agevolmente riscontrabile da parte di tutti a partire dalle commissioni parlamentari competenti che negli anni scorsi invece non sempre sono state rese adeguatamente partecipe e informate di ciò che veniva fatto in tal senso.
ferroviabinarioSono contenute in tale provvedimento anche misure importanti destinate alle opere ferroviarie, dalla prosecuzione dell’Alta Velocità Napoli-Bari nella prima tratta Salerno-Benevento, alla prosecuzione dell’Alta Velocità Brescia-Verona-Venezia, alla velocizzazione della dorsale adriatica. Insomma “una cura del ferro”, come metaforicamente veniva definita qualche anno fa, intesa come una serie di interventi necessari per riequilibrare nel tempo le modalità di trasporto che nel nostro Paese vedono un accentuato squilibrio a favore della gomma. Come pure apprezzabili sono le scelte allocative per quanto riguarda le grandi opere. Dopo l’incetta delle opere, definite strategiche, nella legge obiettivo e che hanno contribuito a decretarne il suo fallimento, finalmente con questa manovra almeno si sceglie. Si può discutere sulla più o meno condivisibilità di queste scelte, ma il proposito di selezionare gli interventi sulle grandi opere, in ragione del loro stato di avanzamento e della loro STRATEGICITÁ per il Paese, è di certo un fatto positivo. È così per il Mose, per il quale per la prima volta, in funzione del suo finanziamento pluriennale, se ne intravede finalmente perfino la conclusione in un anno certo, il 2016 ! Come pure con differenti valutazioni, costituisce comunque un fatto importante, la ripresa dei finanziamenti pluriennali per la Salerno-Reggio Calabria, che negli anni passati più di un Ministro si era affannato ad annunciarne l’imminente conclusione.  Oggi sappiamo che le cose sono un po’ piú complesse e controverse ma al tempo stesso diamo qualche certezza in piú per una sua positiva conclusione. Occorre comunque su questa opera accendere i riflettori se si vogliono diradare le nebbie che su alcuni aspetti ancora permangono. Sotto traccia e lasciando fare solo agli addetti ai lavori, come è stato fatto negli anni passati, non si va invece da nessuna parte… e visto che per gli addetti ai lavori non si è avuto la forza o il coraggio di mandarli a casa, si chieda almeno loro di riaggiornare quel cronoprogramma che aveva fatto giurare e spergiurare i vari ministri sulla conclusione dei lavori per il 2013. Infine un intervento particolarmente apprezzabile è quello sul materiale rotabile da destinare al trasporto pubblico locale, in termini di bus e treni. Si definisce così un ambito appropriato di intervento per lo Stato in una materia divenuta, con la riforma del titolo quinto, di competenza delle regioni, ma in cui il settore rischia di essere il vaso di coccio tra i vasi di ferro delle politiche sanitarie e ospedaliere!  Anche in questo caso si inverte una pericolosa tendenza assunta in questi anni di depauperamento del settore e di invecchiamento del parco rotabile. Vi sono però come ho accennato in premessa anche ombre, significative, che questa legge non dirada. Una su tutte: la questione portuale!
portiIl testo non interviene e non raccoglie neppure quegli emendamenti che avrebbero potuto dare sollievo e prospettiva a questioni che affliggono il settore da anni. Mi riferisco alla stabilizzazione della misura che avrebbe  consentito alle Autorità Portuali di graduare le tasse di ancoraggio e le tasse portuali dal loro azzeramento fino al loro raddoppio, cogliendo le diverse ragioni di una competizione che si fa sempre più complessa. Mi riferisco al provvedimento che avrebbe consentito di alleviare e dare respiro alle forti tensioni che si registrano sullo scalo di Genova, per il quale non riesco a capire sinceramente le motivazioni di tale sordità. Mi riferisco alla necessità di una norma interpretativa che possa far chiarezza sulle autorità  portuali e sulla loro fuoriuscita dal perimetro della pubblica amministrazione, come da decenni viene testimoniato da un contratto di natura privatistica e dove da venti anni la spending review è stata già applicata con successo avendo ridotto il personale degli enti porto e delle aziende meccaniche dalle allora 13.000 unità di personale alle attuali 1.200. Sottoporre il settore portuale a queste ulteriori mortificazioni, compromettendone davvero funzioni e funzionalità, significa non saper cogliere il valore e la ricchezza che il comparto costituisce per l’economia del Paese. Mi permetto di ricordare che il settore portuale ogni anno genera 13 miliardi di euro per introiti IVA sulle merci importante.
Quei tredici miliardi di cui noi da tempo ci affanniamo inutilmente a rivendicarne la misura di un uno per cento (1%) per il necessario ammodernamento degli scali. Questa legge di stabilità dicevo ha il merito comunque di dare una prima parziale ma importante risposta alla crisi invertendo il segno sulla crescita, sugli investimenti e sulle infrastrutture. La speranza è che questa parzialità, non solo nelle risorse, ma anche negli interventi venga colmata, non tra un anno, ma davvero quanto prima nell’interesse del Paese.