Ai Porti servono le riforme

Usare dati sbagliati a che cosa serve?

L’intervento di Marco Filippi, capogruppo PD VIII Comm.ne Senato e Mario Tullo, capogruppo PD IX Comm.ne Camera

laspeziaRecentemente, in occasioni ufficiali, negli interventi prima del Presidente di Confindustria Squinzi e poi del Ministro Lupi abbiamo rilevato due palesi e infondate inesattezze, che per il ruolo e responsabilità politica che ricopriamo e per il lavoro che abbiamo svolto in questi anni, non possiamo fare a meno di evidenziare e su cui ci interroghiamo problematicamente. La prima inesattezza , da parte del Dr. Squinzi, centrale al suo ragionamento, era fondata sul giudizio di merito che il Presidente dava alla legge costitutiva dell’ordinamento portuale, la tanto rinomata L. 84/94. In buona sostanza sosteneva che a partire da questa, il sistema portuale italiano aveva perso competitività rispetto ai porti europei del Nord Atlantico. Non so da dove tragga questa convinzione il Presidente di Confindustria, ma è vero esattamente il contrario, se si utilizzano I dati ufficiali ESPO. La verità è che è dal 2002, da quando cioè il legislatore non è più stato posto nella condizione di aggiornare e revisionare periodicamente la legge, e da quando i porti si sono visti bloccare i finanziamenti finalizzati alle infrastrutture, che la competitività dei nostri scali ha incominciato a perdere irrimediabilmente colpi. Era infatti il 21,1% il nostro traffico container nel 1994 in rapporto a quello dei porti del North Range, con la legge e gli investimenti conseguenti era salito fino al 36% nel 2002, equilibrando in maniera significativa quella sfida, ma poi per effetto di quelle cause (mancata revisione ordinamento e destinazione fondi) dopo alcuni anni di stabilità il trend ha conosciuto un significativo e costante declino fino all’attuale ritorno al 23% – 24%. Questo per dire che le cose nel nostre paese, almeno per i porti, sono incominciate ad andare male quando si è smesso di fare le riforme, non quando si è incominciato! La seconda osservazione riguarda l’intervento del Ministro Lupi. Il Ministro, infatti, ha affermato che i porti italiani costituiscono un costo enorme per la collettività, per oltre un miliardo, prendendo a prestito un affermazione del Presiedente Squinzi non corrispondente al vero. Leggendo infatti dal rendiconto generale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si può constatare che il costo, leggi uscite correnti, ammonta soltanto (si fa per dire) a 278 milioni, di cui 106 milioni per spese di personale, e che solo alla voce investimenti si trova il resto degli altri 600 milioni, le così dette spese in conto capitale, che come il Ministro sa meglio di noi, sono si contabilizzati sul bilancio ogni anno, ma non costituiscono una voce di costo annuale. A chi giova dare un immagine oltre modo alterata della realtà portuale, da dimensione fallita e fallimentare, se non a chi ha intenzione di mettere mano pesantemente su quella realtà? Il Ministro Lupi sa che il Partito Democratico. i parlamentari impegnati nelle commissioni di Camera e Senato sono pronti ad un confronto è ad una collaborazione seria sulla necessaria riforma della legge 84/94, in una logica di rilancio dell’economia marittima anche attraverso il superamento di quelle A.P che non andavano neanche costituite e puntando con decisione alla autonomia finanziari degli scali quale strumento premiante e selettivo. Non ci convince, e siamo certi non sia la volontà del Ministro e del Governo, chi vorrebbe provare attraverso il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica, proporre non più la ragionevole riduzione delle A.P , ma il commissariamento di tutti gli scali portuali per promuovere una falsa privatizzazione, una specie di risiko in cui si possa trasformare le autorità portuali in SpA e negli ambiti portuali si cambi i canoni di concessione in canoni d’affitto. Sulla tolda di comando rimangono i comandanti finti, ma ben retribuiti, e gli imprenditori senza acquisire il bene pubblico in concessione ne’ fornire debite garanzie di investimenti, potranno comunque avere pieno agio e disponibilità degli scali. Un risiko appunto, dove si muovono fiches e si dettano regole senza rischio per alcuno…ovviamente alle spalle dello Stato, almeno inteso come pubblico erario!