Legge sulla portualità, Filippi (Pd): “Nessuno stop della Ragioneria. La Riforma Lupi? Un titolo a effetto”

sciopero nei portiPORTI E LOGISTICA - 

di Nur El Gawohary

venerdì, 03 aprile 2015 ROMA - Merlo parla di bocciatura dell’autonomia finanziaria? Non mi sembra fosse un parere definitivo”: a parlare è il capogruppo Pd in Commissione Trasporti del Senato, Marco Filippi, relatore del disegno di legge sulla portualità in discussione dal 2013. Un testo che ha ripreso il documento approvato nella precedente legislatura, ma sul quale nei giorni scorsi è arrivato il parere negativo della Ragioneria dello Stato, che parla di mancata copertura delle misure finanziarie. “Un parere che affossa l’autonomia finanziaria dei porti”, aveva dichiarato il presidente dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo, nel suo intervento all’assemblea degli spedizionieri liguri lo scorso 27 marzo.

“Non so che dire, a me quel parere sembrava un brogliaccio, formalmente non è un parere definitivo, ma interlocutorio. Il testo di legge è l’unico documento ancora in piedi, anche se si può ancora modificare. Insomma, si riparte da lì”, dice Filippi. Per il senatore Pd il DDL 370 del 2013, insieme ai relativi emendamenti, è l’unica possibile riforma, almeno per il momento. Eppure Maurizio Lupi, a inizio febbraio, aveva annunciato un nuovo testo entro marzo, mentre Debora Serracchiani (responsabile nazionale Infrastrutture e Trasporti del Pd) aveva addirittura parlato di “riforma rivoluzionaria”. “Secondo me era un titolo a effetto, Lupi aveva bisogno di dare un segnale perché non aveva ancora portato risultati. In ogni caso quel documento non avrebbe avuto valore di legge. Ho la massima stima di Graziano Delrio, col quale ci sarà da aprire un’interlocuzione importante. Il Parlamento fa molto e fa bene, lo sta dimostrando anche su altre partite, credo che quello sia il percorso da seguire. Con il Governo non c’è alcuna tensione”, dice il capogruppo Pd in Commissione Trasporti.

E però la scorsa estate proprio da Palazzo Chigi arrivò lo stop a un accordo tra Ministero e partiti, che avevano raggiunto un’intesa sulla riforma. I rumors parlano di pressioni di Autorità portuali e lobby del settore. “Anch’io ho raccolto quelle voci, ma non ho nessun riscontro oggettivo. Davvero non so perché è saltato quel lavoro. Certo, in quei mesi ho avuto l’impressione di un lavorio sottotraccia che non era né del Governo né del Parlamento. Quel testo era un buon compromesso, individuava 14 porti “core” più quello di Civitavecchia, in una cornice che non riguardava solo i porti, ma anche tutti i corridoi della logistica, che in Italia sono molto frammentati. Al settore serve quella che chiamo una “riforma 2.0 che integri scali, nodi e catene logistiche, integrando soggetti pubblici e privati per spostare le merci nel minor tempo e al minor costo possibile”. Priorità che restano, secondo Filippi, anche se quel documento ormai è storia.

In piedi restano il testo al Senato e il Piano della portualità e della logistica, presentato dal tavolo tecnico nominato dal Ministero a fine 2014 e consegnato a inizio marzo. “Ci sono cose molto interessanti, specie nella parte analitica, mentre l’ultima parte, quella propositiva, non mi pare altrettanto valida. – dice Filippi – Quanto all’Agenzia unica dei porti, mi pare un modo per supplire alle carenze del Ministero che si registrano ormai da 10 anni. Dragaggi, linee di indirizzo, selezione delle priorità: queste cose non sono state fatte. Se la soluzione è che serve l’Agenzia unica mi viene da dire che quella commissione avrà pensato: “Visto che il ministro non si occupa di porti facciamolo fare a qualcun’altro. Ma non si governa la complessità dei porti con quell’Agenzia, non servono altri organismi”.

Secondo l’esponente Pd è improbabile che ora il percorso della riforma riparta dal Governo, con il quale però auspica il massimo dialogo: “La 84/94 ha rappresentato un elemento di novità importante per la portualità nella misura in cui è stata finanziata e in cui è stata aggiornata anno dopo anno. Però è dal 2002 che non si destinano più risorse ai porti. Soprattutto è dal 2002 che non si aggiusta la riforma. In questi 13 anni è cambiato il mondo. Si parla di variazioni delle rotte, di cambio delle flotte. Rischiamo davvero che il Mediterraneo perda la sua centralità senza che noi forniamo alla portualità gli strumenti per competere sul mercato internazionale. Questo è lo scenario. Non è detto che esista una formula magica, serviranno comunque aggiustamenti e servirà il confronto con il Governo”.

Insomma, si riparte, con molto lavoro da fare e nessuna certezza sui tempi. “Ci vorrà molto lavoro, non so se entro fine anno arriveremo a un testo definitivo - dice Marco Filippi, che aggiunge – Oltre a infrastrutture e logistica un dato importante è quello del lavoro. Il lavoro portuale, piaccia o non piaccia, non è come gli altri, agisce in un ambito particolare, difficile, spesso pericoloso. Se si pensa che il problema dei porti sia solo quello del lavoro e che si possa risolvere tutto con un po’ di contratti interinali ci si sbaglia di grosso”.

Quanto alla fusione delle Autorità portuali? “Non nego che si possa anche esserci la necessità di accorpamenti – risponde Filippi – Suggerisco di agganciarci ai punti di riferimento europei: se ci sono reti core e porti core, quelli devono avere priorità nella realizzazione delle infrastrutture. Individuare un porto a Regione potrebbe essere elemento positivo, ma non è la questione più importante”.