Marco Filippi: la riforma del Codice Appalti

IMG_20150428_120512497PRESENTAZIONE DEL SEMINARIO SULLA RIFORMA DEL CODICE DEGLI APPALTI Residenza di Ripetta 28 04 2015
Buon giorno a tutti! Ringraziamenti per la partecipazione agli intervenuti Un ringraziamento particolare ai relatori che hanno accettato l’invito a questa iniziativa. A me spetta essenzialmente il compito di presentare il motivo e gli obiettivi che questa iniziativa si propone, il taglio che abbiamo voluto conferirgli nonché le regole di ingaggio prevsite per lo svolgimento della stessa. Il motivo è abbastanza semplice. Siamo alla vigila dell’esame del provvedimento di delega al Governo per la riforma del codice dei contratti e degli appalti pubblici e il nostro gruppo parlamentare intende rappresentare e confrontarsi con autorevoli e significativi esponenti qui presenti. Noi riteniamo, con convinzione, che la riforma del codice degli appalti costituisca uno di quei pezzi di riforme strutturali di cui il paese avverte da tempo un particolare bisogno. E per questo intendiamo caratterizzare questo importante  processo di riforma, con obiettivi significativi da cogliere nella riscrittura integrale del codice. Una riscrittura integrale che a nostro avviso si impone per due ordini di necessità. Il primo perché le direttive Europee, che siamo chiamati a recepire nel nostro ordinamento, non consentono una loro facile integrazione nel corpo normativo attuale. Il loro recepimento infatti come semplice e ulteriore sovrapposizione al tessuto esistente, già abbondantemente frutto di rammendi in questi anni, ci  appare in tutta franchezza improbabile e improponibile. In una parola, le direttive tendono a conferire una indubbia e ulteriore maggiore discrezionalità alla pubblica amministrazione e alle stazioni appaltanti nell’affidamento di lavori, servizi e forniture. Ciò è rinvenibile tanto negli strumenti di selezione che le diretive offrono, quanto nelle modalità degli obiettivi che si propongono di perseguire. Aspetti questi che, seppur da noi condivisi, tenderebbero ad IMG_20150428_102629211aggravare una situazione già fortemente compromessa, sul piano della legalità avvenuta nella applicazione dell’attuale Codice. Ma il secondo motivo che per noi si impone a giustificazione di una riscrittura integrale del codice è proprio dovuto ad una evidente valutazione nei risultati che l’attuale codice dei contratti e degli appalti ha prodotto. Noi ne diamo un giudizio non positivo per motivi che traggono le loro ragioni nell’origine e nella gestazione del codice ma anche nella gestione dello stesso. Gli aspetti più evidenti sono rappresentati sicuramente dalla mole normativa costituita da oltre 600 articoli tra codice e regolamento attutivo con un infinità di commi che lo ha reso per certi versi una selva inestricabile. Una relazione tra codice e regolamento che è giunta troppo differita nel tempo e con una sostanziale commistione e interferenza  tra codice e regolamento. Ma a tutto ciò si è anche aggiunto una gestione del codice che ha conosciuto in meno di dieci anni almeno 60 riscritture con oltre 600 modifiche, in un concorso di mani che ha visto indistinte lobby, gabinetti ministeriali e legislatore comunemente inteso. Il risulatato più singolare, tra i tanti che potrebbero essere presi a riferimento, e che ci hanno indotto a chiedere al Governo di cambiare radicalmente e in profondità l’attuale normativa, sta nelle deroghe sistematiche che a quell’impianto, specie per opere particolarmente complesse e importanti, sono state necessarie per realizzarle. Solo per l’EXPO di Milano, e solo per citare l’esempio più attuale e forse neppure quello più eclatante, ne sono state collezionate oltre 80, non ne commento i motivi che le hanno rese necessarie le conseguenze che hanno prodotto e le finalità talvolta perseguite. L’obiettivo che ci prproponiamo dalla riforma del Codice ha quindi essenzialmente due scopi. Il primo rendere più efficiente ed efficace un sistema di regole più di quanto non lo siano state quelle attuali. Un obiettivo quindi improntato ad una forte semplificazione delle norme, nella chiarezza interpretativa, nella loro univocità, e nella riduzione significativa del loro numero e delle procedure previste. Abbattere esplicitamente il peso della burocrazia! Il secondo scopo che ci proponiamo con il provvediemento di delega al Governo per la riforma del codice, e che costituisce più propriamente l’oggetto dell’iniziativa odierna, è quello di conferirgli un carattere tale da renderlo uno strumento di contrasto ai fenomeni corruttivi e degenerativi registrati in questi anni. Ci proponiamo un obbiettivo che vada oltre la semplice e tanto invocata IMG_20150428_113804638trasparenza e pubblicità degli affidamenti dei contratti o degli appalti, per spingersi in un territorio che potremmo definire della tracciabilità totale per tutti e su tutto, anche prima e dopo il momento dell’affidamento. Un complesso sistema di norme quindi che non consenta zone d’ombra, scorciatoie o furberie di sorta. Vorremmo che il nuovo codice potesse costituire un baluardo di legalità e di efficacia. Non è causale quindi, come facilmente può essere compreso, che le due immagine che abbiamo preso a prestito, nella locandina dei nostri inviti, per la presentazione di questa iniziativa,  per un messaggio che fosse anche visivamente chiaro, è stato quello di una giustizia più efficiente nel colpire i corrotti e i corruttori, ma anche quella di cantieri che  ripartono per far uscire il nostro paese dalla crisi. Sono due facce, per noi, della stessa medaglia. Non ci può essere l’una senza l’altra. Un paese che in questo senso ha bisogno di girare pagina rapidamente e con decisione rispetto ad un passato che ancora ci affligge! Consentitimi al riguardo una citazione proprio di ieri del Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella che torvo particolarmente appropriata al convegno di oggi… Tutti devono fare la parte loro per vincere la sfida e ammodernare il Paese. Deve farlo la pubblica amministrazione, mettendo a sistema le proprie intelligenze, mantenendosi ancorata, nell’azione, ai principi della Costituzione e adeguandosi, rapidamente, alle potenzialità delle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni. Deve farlo la politica a tutti i livelli, operando scelte che favoriscano lo sviluppo e diano priorità al lavoro. Ancor più, alla politica, tocca colpire la corruzione, responsabile di oneri e di alterazioni di competitività intollerabili per il Paese e per il sistema delle imprese.  Bisogna ridurre le lungaggini burocratiche, contrastare l’illegalità, combattere senza riserve le mafie. Anche la società deve sostenere questo impegno di ammodernamento del Paese: con una cittadinanza attiva che, quando è necessario, stimoli, integri, corregga l’azione delle pubbliche istituzioni. Anche gli imprenditori sono chiamati a fare la loro parte, fino in fondo. Affrontare il mercato, utilizzare e valorizzare il lavoro e la creatività dei loro collaboratori, progettare, investire con coraggio, sapendo anche crescere nelle dimensioni. Il salto necessario oggi è coniugare la qualità con una struttura più solida, finanziariamente più forte, capace di reggere in mercati globali. La qualità e la sua crescita non hanno confini legati alle dimensioni. Si può fare qualità nelle piccole come nelle grandi aziende. Si tratta semmai di mettere in campo strumenti che consentano di fare rete, e magari integrare, o comunque consentire l’utilizzo di capitali adeguati a chi altrimenti nella competizione sarebbe battuto in partenza.” E consentitemi ancora: “Troppi posti di lavoro e tanta capacità produttiva sono andati perduti in questi anni. Invertire la rotta è il compito che abbiamo davanti. Aver saputo tenere testa alla difficile congiuntura finanziaria internazionale, negli anni che sono alle nostre spalle, è stata opera di grande merito. Va ora completata l’azione, con la prosecuzione sulla strada di riforme necessarie e di iniziative per la crescita, concertate a livello dell’Unione Europea.” (non avrei saputo trovare parole migliori!) Bene!  Questo in sostanza, è quindi l’obiettivo e il senso che ci proponiamo con la riforma del codice ed è quello di cui vorremmo parlare nella giornata di oggi, con i nostri relatori. Abbiamo pensato nonostante il numero e l’autorevolezza dei partecipanti ad una iniziativa snella e improntata alla massima sobrietà. In questo senso abbiamo ritenuto, di prevedere non più di dieci minuti per ogni singolo intervento…come si conviene alle emozioni intense! Ovviamente mi farò carico di segnalare il tempo ai relatori, in modo da far concludere loro l’intervento nel tempo dato. Darei adesso subito la parola al nostro relatore  del provvedimento, il Sen. Stefano Esposito, per entrare nel merito delle questioni che sono state oggetto di delega al Governo e che si sono sostanziate nella riscrittura del nuovo testo base assunto dalla commissione del senato referente per l’aula e che sarano nei prossimi giorni oggetto di esame emendativo.